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lontana e difesa fosse. La sola cosa che stupiva d'Artagnan, era che i suoi compagni non ci avessero pensato. Egli vi pensava seriamente, scervellandosi per trovare una direzione a questa forza unica moltiplicata per quattro e mediante la quale non dubitava che, come la leva che cercava Archimede, non si riuscisse a sollevare il mondo, quando sentì battere piano alla porta. D'Artagnan svegliò Planchet e gli ordinò di andare ad aprire. Questa frase: "D'Artagnan svegliò Planchet" non deve indurre il lettore a pensare che fosse notte o che il giorno non fosse ancora spuntato. No! le quattro erano sonate da poco. Due ore prima, Planchet era venuto a chiedere da desinare al suo padrone, il quale gli aveva risposto, con il proverbio che "chi dorme, pranza". E Planchet pranzava dormendo. Fu introdotto un uomo, dall'apparenza assai semplice e che aveva l'aria di un borghese. Come frutta al suo pranzo, Planchet avrebbe desiderato ascoltare la conversazione; ma il borghese dichiarò a d'Artagnan che ciò che aveva da dirgli era importante e confidenziale, per cui desiderava rimanere a quattr'occhi con lui. D'Artagnan congedò Planchet e fece sedere il visitatore. Ci fu un momento di silenzio durante il quale i due uomini si guardarono come per fare una conoscenza preventiva, dopo di che d'Artagnan si inchinò per significare che ascoltava. "Ho inteso parlare del signor d'Artagnan come di un uomo molto coraggioso" disse lo sconosciuto "e questa reputazione, di cui gode giustamente, mi ha indotto a confidargli un segreto." "Parlate, signore, parlate" disse d'Artagnan, che istintivamente subodorò qualcosa di vantaggioso. Il visitatore tacque ancora un attimo, poi continuò: "Mia moglie è guardarobiera della regina ed è bella e saggia. Sono tre anni che me l'hanno fatta sposare, sebbene non possedesse gran che, perché il signor de La Porte, portamantello della regina, è il suo padrino e la protegge…" "E con questo?" chiese d'Artagnan. "Con questo" riprese lo