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che si richiuse su di esso.   Tre giorni dopo, i quattro moschettieri rientravano a Parigi; erano   restati nei limiti del loro permesso, e, la sera stessa andarono a   fare la solita visita al signor di Tréville. "Ebbene, signori" domandò   loro il bravo capitano "vi siete divertiti nella vostra escursione?"   "Straordinariamente" rispose Athos a denti stretti.

   Capitolo 67 UN MESSAGGERO DEL CARDINALE

   Il sei del mese seguente, il Re tenne la promessa che aveva fatta al Cardinale e lasciò Parigi per tornare a La Rochelle, ancora tutto stordito per la notizia che si era diffusa dell'assassinio di   Buckingham. Sebbene fosse stata prevenuta che l'uomo che aveva   tanto amato era in pericolo, la Regina, quando le venne annunciata   questa morte, non volle credere alla triste notizia; ebbe anzi   l'imprudenza di gridare: "E' falso!" mi ha scritto da poco! Ma il   giorno dopo dovette pur credere alla fatale notizia; La Porte, che   come tutti, era stato costretto a rimanere in Inghilterra per gli   ordini emanati da Carlo Primo, arrivò apportatore dell'ultimo   funebre dono che Buckingham mandava alla Regina. La gioia del Re   era stata molto viva; egli non si diede neppure la pena di dissimularla; lasciò anzi che erompesse con affettazione in presenza   di sua moglie. Luigi Tredicesimo, come tutti i cuori deboli, mancava   di generosità. Ben presto, però, il Re ridivenne cupo e malato; la   sua fronte non era di quelle che rimangono sgombre a lungo; egli   sentiva che ritornando al campo sarebbe ricaduto sotto il dominio   del Cardinale e tuttavia vi tornava. Il Cardinale era per lui il serpe   che affascina, ed egli era l'uccello che svolazza di ramo in ramo   senza riuscire a sfuggirgli. Cosicché il ritorno verso La Rochelle fu   profondamente triste. I nostri quattro amici erano poi soprattutto la   meraviglia dei loro compagni; trottavano insieme, fianco a fianco,   con la testa bassa e

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