Questo capitolo in: Inglese
Francese
Spagnolo
Portoghese
Romeno
Avanti
signor di Tréville, e fra poco ci rivedremo." "Ed è appunto perché fido nella vostra giustizia. Sire, che attenderò tranquillamente e pazientemente le buone grazie di Vostra Maestà." "Aspettate, dunque, signore" disse il Re "aspettate, che non vi farò aspettare a lungo." Infatti, siccome la fortuna cambiava, e il Re cominciava a perdere ciò che aveva guadagnato, non era spiacente di avere un pretesto per 'faire Charle Magne' (ci si consenta di servirci di questa espressione da giocatore, della quale, confessiamo, non conosciamo l'origine) . Il Re si alzò dunque in capo a un istante, e intascando il denaro che era davanti a lui e che, nella massima parte, proveniva dalla sua vincita, disse: "La Vieuville, prendete il mio posto, ho urgenza di parlare al signor di Tréville per una faccenda importante. Ah!… Avevo davanti a me ottanta luigi, mettete la stessa somma, perché quelli che hanno perduto non debbano lamentarsi. La giustizia prima di tutto." Poi, voltandosi verso il signor di Tréville e andando con lui nel vano di una finestra, continuò: "Ebbene, signore, voi dite che sono le guardie di Sua Eminenza che hanno provocato i vostri moschettieri?" "Sì, Sire, come sempre." "Com'è andata la cosa, vediamo? Perché voi lo sapete, mio caro capitano, è necessario che un giudice ascolti entrambe le parti." "Ah! mio Dio! Nel modo più semplice e naturale del monto. Tre dei miei migliori soldati che Vostra Maestà conosce di nome e di cui ha più volte apprezzato la devozione, e che hanno, posso affermarlo al Re, il suo servizio molto a cuore, tre dei miei migliori soldati, dico, i signori Athos, Porthos e Aramis avevano fatta una scampagnata con un giovane, cadetto di Guascogna, che avevo loro raccomandato proprio quella mattina. La scampagnata doveva aver luogo a Saint-Germain, credo, ed essi si erano dati appuntamento ai Carmelitani Scalzi, quando la loro festa fu turbata dal signor di Jussac, dai signori di Cahusac, Bicarat e da altre due