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sacrificio è troppo grande, e sento che vi costa troppo. La mia morte sarà più eloquente della mia vita; e il silenzio del mio cadavere vi convincerà più delle mie parole di prigioniera." "Tacete, signora" esclamò Felton "non parlate così; sono venuto perché mi promettiate sul vostro onore, perché mi giuriate su quanto avete di più sacro al mondo che non attenterete alla vostra vita." "Io non voglio promettere" disse Milady "perché nessuno ha più di me il rispetto dei giuramenti, e se promettessi dovrei mantenere." "Ebbene" disse Felton "impegnatevi solamente fino al momento in cui mi avrete rivisto. Se dopo avermi visto, persisterete ancora nella vostra triste idea, ebbene, sarete libera e io stesso vi darò l'arma che mi avete chiesto." "Allora" disse Milady "farò anche questo, per voi." "Giuratelo!" "Lo giuro sul nostro Dio. Siete contento?" "Bene" disse Felton "a questa notte." E Felton uscì dalla camera, chiuse la porta e attese fuori con la mezza picca del soldato in mano, come se montasse la guardia in sua vece. Allorché il soldato tornò, l'ufficiale gli rese la sua arma. Allora, attraverso lo spioncino della porta a cui si era avvicinata, Milady vide il giovanotto farsi il segno della croce con un fervore delirante e andarsene lungo il corridoio come pazzo di gioia. Quanto a lei, tornò al suo posto con un sorriso di selvaggio disprezzo sulle labbra e ripeté bestemmiando quel terribile nome di Dio sul quale aveva giurato senza mai aver imparato a conoscerlo. "Il mio Dio!" disse. "Fanatico insensato! Io sola sono il mio Dio, io e colui che mi aiuterà a vendicarmi."
Capitolo 56 QUINTO GIORNO DI PRIGIONIA
Milady aveva ottenuto un mezzo trionfo e questo successo raddoppiava le sue forze. Non era difficile vincere, come aveva fatto fino allora, uomini pronti a lasciarsi sedurre e che l'educazione galante della corte faceva rapidamente incappare nel laccio teso loro; Milady era abbastanza