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intravvedeva se non oscuramente con quali mezzi sarebbe giunta a questo risultato. Era anche necessario farlo parlare, perché fosse possibile parlargli; Milady sapeva bene che la sua più grande seduzione era nella voce, che percorreva tanto agilmente tutta la gamma dei toni, dalla parola umana al linguaggio celeste. Tuttavia, ad onta di tutte queste seduzioni, il piano di Milady poteva naufragare, giacché Felton era prevenuto, contro il più inaspettato degli scogli. Essa, dunque, si sforzò di controllare tutte le proprie azioni, tutte le proprie parole, persino il più semplice sguardo dei propri occhi, persino i propri gesti e la propria respirazione, che poteva essere interpretata come un abile sospiro. Insomma, essa studiò tutto di sé, come un abile commediante al quale è stata affidata una parte nuova diversa da quelle che recita abitualmente. Con lord Winter la sua condotta era più facile, per cui l'aveva fissata sin dal giorno prima: restare dignitosamente muta in sua presenza, di tanto in tanto irritarlo con un affettato disprezzo, con una parola sdegnosa; indurlo a minacciare e a usarle violenza, cose che avrebbero posto in maggior evidenza la sua rassegnazione; tale il suo progetto. Felton avrebbe visto: forse non avrebbe detto nulla, ma avrebbe visto. La mattina dopo Felton venne come al solito; Milady lo lasciò disporre tutto per la colazione, senza rivolgergli la parola. Così, nel momento in cui stava per andarsene, essa ebbe un barlume di speranza perché credette ch'egli stesse per parlare; ma le sue labbra si mossero senza che ne uscisse alcun suono, e con uno sforzo evidente su se stesso, egli chiuse nel proprio cuore le parole che stavano per sfuggirgli, e uscì. Verso mezzogiorno entrò lord Winter. Era una bella giornata d'inverno e un raggio di quel pallido sole inglese che rischiara ma non riscalda filtrava attraverso le sbarre della prigione. Milady guardava fuori dalla finestra e finse di non sentire che la porta si apriva. "Ah!