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continuò: Ma il giorno della liberazione Giungerà anche per noi, Dio giusto e forte; E se il nostro sperar sarà tradito Ci resterà pur sempre il martirio e la morte. Questa strofa nella quale la terribile incantatrice cercò di mettere tutta l'anima sua, finì di sconvolgere il cuore del giovane ufficiale; egli aprì bruscamente la porta, e Milady lo vide pallido come sempre, ma con gli occhi ardenti e quasi smarriti. "Perché cantate in questo modo?" domandò. "Con una simile voce?" "Scusatemi, signore" rispose con dolcezza Milady "avevo dimenticato che i miei canti non sono adatti per questa casa. Porse vi ho offeso nella vostra fede; ma l'ho fatto senza pensarci, ve lo giuro; perdonate dunque il mio errore, che è forse grande, ma è certamente involontario." Milady era così bella in quel momento, l'estasi religiosa nella quale sembrava immersa dava una tale espressione alla sua fisionomia, che Felton, abbagliato, credette vedere l'angelo che poco prima credeva solamente di udire. "Si" rispose "sì, voi turbate coloro che abitano il castello." Il povero sciocco non si accorgeva delle sue parole incoerenti, mentre Milady affondava il suo occhio di lince fino in fondo al suo cuore. "Tacerò" disse Milady abbassando gli occhi con tutta la dolcezza che poté dare alla sua voce e con tutta la rassegnazione che poté esprimere col suo contegno. "No, no, signora" disse Felton "soltanto cantate meno forte, specialmente la notte." Poi, sentendo che non gli sarebbe stato possibile mantenere la propria severità verso la prigioniera, uscì quasi di corsa dalla stanza. "Avete fatto bene, tenente" disse il soldato, "quel canto sconvolge i cuori, però si finisce con l'abituarcisi; la sua voce è così bella!"
Capitolo 54 TERZO GIORNO DI PRIGIONIA
Felton era accorso; ma occorreva fare di più, occorreva trattenerlo, o, meglio, bisognava far sì che rimanesse solo; e Milady ancora non