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profonda il timore e i sentimenti deboli non imperavano a lungo. Milady sedette a tavola, mangiò un po' di tutte le pietanze, bevette un po' di vino di Spagna, e sentì rinascere tutta la sua risolutezza. Prima di coricarsi ella aveva già esaminato, analizzato, voltato su tutte le facce, esaminato da tutti i punti di vista, le parole, i passi, i gesti, i segni e persino il silenzio dei suoi carcerieri, e da questo studio profondo, abile e sapiente aveva tratto la conclusione che, tutto sommato, Felton era il più vulnerabile fra i suoi due persecutori. Una frase specialmente le era fissa in mente: lord Winter aveva detto a Felton: "Se ti avessi ascoltato!" Dunque Felton aveva parlato in suo favore, visto che lord Winter non aveva voluto ascoltarlo. "Debole o forte che sia" diceva Milady "quell'uomo ha dunque nell'animo un barlume di pietà; di questo barlume io farò un incendio che lo divorerà. Quanto all'altro, egli mi conosce, mi teme e sa che cosa può aspettarsi da me se gli sfuggo, è dunque inutile ch'io faccia dei tentativi su di lui. Ma Felton è un'altra cosa; è un giovanotto ingenuo, puro e che sembra virtuoso; c'è dunque modo di perderlo." E Milady si coricò e si addormentò col sorriso sulle labbra; chi l'avesse veduta addormentata, l'avrebbe creduta una giovanetta sognante la corona di fiori che deve mettere sulla sua fronte in una festa imminente.
Capitolo 53 SECONDO GIORNO DI PRIGIONIA
Milady sognava di avere finalmente d'Artagnan fra le mani e di assistere al suo supplizio; ed era la vista del suo sangue odioso che colava dall'ascia del carnefice a disegnare quel delizioso sorriso sulle sue labbra. Ella dormiva come dorme un prigioniero cullato dalla sua prima speranza. Il giorno dopo, quando fu aperta la porta della sua stanza, essa era ancora a letto. Felton era nel corridoio; conduceva la donna della quale aveva parlato il giorno prima, e che era appena