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vostra." "Sono dunque vostra prigioniera?"   "Pressappoco." "Ma è una prepotenza inaudita." "Non dite parolone;   sediamoci e parliamo tranquillamente, come si usa fare tra fratello   e sorella." Poi, volgendosi verso la porta e vedendo che il giovane   ufficiale aspettava i suoi ordini: "Sta bene" disse "vi ringrazio; e ora   lasciateci, signor Felton."

   Capitolo 50 CONVERSAZIONE FRA DUE COGNATI

   Nei pochi istanti che lord Winter impiegò a chiudere la porta, a scostare un imposta e ad avvicinare una sedia alla poltrona di   Milady, questa, sovrappensiero, immerse il proprio sguardo nel   profondo della possibilità, e scoprì tutta la trama che, sino a quando   aveva ignorato in quali mani fosse caduta, non le era stato neanche   possibile intravvedere. Essa conosceva suo cognato, sapeva che era   un bravo gentiluomo, franco cacciatore, giocatore intrepido,   intraprendente con le donne, ma di una forza di molto inferiore alla   sua nel campo dell'intrigo. Come aveva potuto egli scoprire il suo   arrivo? Farla arrestare? E perché la teneva prigioniera? Athos le   aveva pur dette certe parole che provavano come la conversazione   che essa aveva avuto col Cardinale fosse caduta in orecchie   estranee; ma essa non poteva ammettere ch'egli avesse potuto   scavare una contromina così pronta e ardita. Ella era più propensa   a temere che le sue precedenti operazioni in Inghilterra fossero   state scoperte. Buckingham poteva avere indovinato ch'era stata lei   a tagliare i fermagli e voleva vendicarsi; ma Buckingham era   incapace di abbandonarsi a qualunque eccesso contro una donna,   specialmente se poteva pensare che questa donna avesse agito per   gelosia. Le parve che questa supposizione fosse la più probabile;   giudicò che tutta la faccenda mirasse a vendicare il passato e non a   prevenire il futuro. In ogni modo fu lieta di esser capitata nelle   mani di suo cognato, che era certa di poter facilmente

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