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ascoltare le accuse scagliate contro di lei che quelle ch'essa avrebbe potuto scagliare contro gli altri. Lasciò dunque passare Lorient e Brest senza insistere col capitano, il quale, dal canto suo, si guardò bene dal risvegliarla. Milady continuò dunque la sua strada e il giorno stesso in cui Planchet s'imbarcava a Portsmouth per tornare in Francia, la messaggera del Cardinale entrava trionfalmente in quel porto. Tutta la città era in preda al più intenso movimento: quattro vascelli, da poco compiuti, erano stati varati. In piedi sulla banchina del porto, gallonato d'oro, splendente, secondo la sua abitudine, di diamanti e di gioielli, col cappello ornato di una grande piuma bianca che gli ricadeva sulla spalla, si vedeva Buckingham circondato da uno Stato Maggiore brillante quasi quanto lui. Era una di quelle rare, splendide giornate d'inverno nelle quali anche l'Inghilterra si ricorda che c'è un sole. L'astro pallido, ma pur sempre splendente, scendeva all'orizzonte imporporando cielo e mare con strisce di fuoco e gettando sulle torri e le vecchie case della città un ultimo raggio d'oro che faceva scintillare i vetri con riflessi d'incendio. Milady, respirando quell'aria dell'oceano più viva e balsamica presso la costa, contemplando tutta la potenza di quei preparativi che era incaricata di distruggere, tutta la potenza di quell'armata che lei, una donna, doveva combattere da sola con qualche sacco d'oro, si paragonò mentalmente a Giuditta, la terribile ebrea, allorquando penetrò nel campo degli Assiri e vide la massa enorme di carri, di cavalli, d'uomini e d'armi che un sol gesto della sua mano doveva dissipare come una nuvola di fumo. La nave entrò nella rada, ma, mentre stava per gettar l'àncora, un piccolo cutter, formidabilmente armato, si avvicinò al bastimento spacciandosi per un guardacoste e, fatto mettere in mare un canotto, si diresse verso la scala. Nel canotto erano un ufficiale, un pilota e otto rematori; il solo ufficiale salì a