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e li getti al di là del parapetto." "Guardatevene bene!" disse Athos. "Essi possono esserci utili." "Utili questi morti?" disse Porthos. "Ma voi diventate pazzo, mio caro." "Non giudicate temerariamente, dicono il Vangelo e monsignor Cardinale" disse Athos, e aggiunse: "Quanti fucili, signori?". "Dodici" rispose Aramis. "Quanti colpi?" "Un centinaio." "E' quanto ci abbisogna; carichiamo le armi." I quattro amici si misero all'opera; avevano appena finito di caricare l'ultimo fucile, quando Grimaud fece segno che la colazione era servita. Athos rispose, sempre con un gesto, che la cosa gli faceva piacere e indicò a Grimaud una specie di garitta e il domestico comprese che doveva mettervisi di sentinella. Solamente, per alleggerirgli la noia della fazione, Athos gli permise di portar seco del pane, due costolette e una bottiglia di vino. "E ora a tavola" disse Athos. I quattro amici sedettero per terra, incrociando le gambe come i Turchi e i sarti. "Adesso che non temi più di essere udito" disse d'Artagnan "spero che ci metterai a parte del tuo segreto, Athos!" "Spero di procurarvi insieme un po' di divertimento" rispose Athos "e un po' di gloria, signori. Vi ho fatto fare una passeggiata piacevole; qui c'è una succulenta colazione e laggiù, come potete vedere attraverso le feritoie, ci sono cinquecento persone che ci considerano pazzi o eroi; due categorie di imbecilli che hanno molti punti di rassomiglianza." "Ma questo segreto?" insistette d'Artagnan. "Il segreto" disse Athos "è che ho veduto Milady ieri sera." D'Artagnan stava per bere, ma al nome di Milady la mano gli tremò così forte che fu costretto a posare in terra il bicchiere per non versarne il vino contenuto. "Tu hai veduta tua mo…" "Zitto" lo interruppe Athos "dimenticate che i nostri amici non sono iniziati come voi al segreto delle mie faccende private; ho veduta Milady." "Dove?" domandò d'Artagnan. "Circa a due leghe da qui, all'albergo del Colombo Rosso."