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sella per quest'ultimo cavallo e le armi per Grimaud, delle centocinquanta pistole non restò più un soldo. D'Artagnan offerse ad Athos di approfittare di una parte di ciò ch'era toccato a lui e che avrebbe potuto restituirgli con comodo. Ma, per tutta risposta, Athos crollò le spalle. "Quanto dava l'ebreo per avere lo zaffiro in sua assoluta proprietà?" "Cinquecento pistole." "Vale a dire duecento pistole di più; cento per voi e cento per me. Ma è una vera fortuna questa, amico mio! Tornate dall'ebreo." "Come, voi volete…" "Tutto sommato, quell'anello mi ricorderebbe troppe cose tristi; d'altra parte, non avremo mai trecento pistole da rendere all'ebreo, di modo che perderemmo duecento pistole su questo affare. Andate a dirgli che l'anello è suo e tornate con le duecento pistole." "Riflettete, Athos." "Di questi tempi il denaro è scarso, bisogna saper sacrificarsi. Andate, d'Artagnan, andate; Grimaud vi seguirà col suo moschetto." Mezz'ora dopo, d'Artagnan tornò sano e salvo con le duemila lire. Fu così che Athos trovò, standosene in casa, risorse che non si aspettava.
Capitolo 39 UNA VISIONE
Alle quattro in punto, i quattro amici erano dunque riuniti in casa di Athos. Le loro preoccupazioni per l'equipaggiamento erano del tutto scomparse, e ogni viso non conservava più se non l'espressione delle proprie segrete inquietudini; giacché dietro ogni felicità attuale si cela un timore per l'avvenire. A un tratto entrò Planchet portando due lettere per d'Artagnan. Una era un piccolo biglietto piegato per il lungo e sigillato con un grazioso sigillo di cera verde sul quale era una colomba con un ramo nel becco. L'altra era una grande epistola quadrata su cui splendevano le armi terribili di Sua Eminenza il Cardinale-duca. Alla vista della letterina, il cuore di d'Artagnan dette un balzo, perché gli era parso di riconoscere la scrittura che pur avendola vista una sola