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quello del conte di Wardes." "E andrete?" domandò Ketty. "Ascoltami, cara bambina" rispose il Guascone che, al momento di mancare alla parola data ad Athos, cercava di scusarsi ai suoi propri occhi "tu capisci che non sarebbe buona politica non accettare un invito così preciso. Non vedendomi più, Milady non si spiegherebbe l'interruzione delle mie visite, potrebbe sospettare qualche cosa e chi può dire fin dove possa giungere la vendetta di una donna della sua tempra?" "Dio mio!" esclamò Ketty "voi sapete presentare le cose in modo tale che avete sempre ragione. Ma voi le farete ancora la corte; e se le piacerete col vostro vero nome e il vostro vero volto, sarà peggio della prima volta." L'istinto faceva presagire alla povera ragazza una parte di quanto sarebbe avvenuto. D'Artagnan la rassicurò come meglio poté e le promise di rimanere insensibile alle seduzioni di Milady. Poi incaricò Ketty di dire alla sua padrona che le era riconoscente per la sua bontà e che avrebbe ubbidito ai suoi ordini; ma non osò scriverle, per tema di non potere contraffare la propria scrittura al punto da ingannare occhi esercitati come quelli di Milady. Sonavano le nove quando d'Artagnan giunse in Place Royale. Era evidente che i domestici che attendevano in anticamera erano stati prevenuti, perché non appena d'Artagnan apparve e ancor prima ch'egli parlasse, uno di essi corse ad annunciarlo. "Fate entrare" gridò Milady con voce breve, ma così penetrante che d'Artagnan la udì dall'anticamera. Fu introdotto. "Non ci sono per nessuno" disse Milady. "Avete inteso? Per nessuno." Il domestico uscì. D'Artagnan guardò Milady con curiosità; era pallida e aveva gli occhi stanchi come se avesse molto vegliato o molto pianto. Il numero abituale delle candele era stato diminuito intenzionalmente, ma ciò nonostante la giovane donna non riusciva a nascondere le tracce della febbre che per due giorni l'aveva divorata. D'Artagnan le si avvicinò con la solita galanteria ed