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stridevano, era diventata color della cenere; volle avvicinarsi alla finestra per prendere un poco d'aria, ma non riuscì che a stendere le braccia, le gambe le mancarono e si abbatté in una poltrona. Ketty credette che stesse male e si precipitò per slacciarle il busto. Ma Milady si rialzò impetuosamente. "Che volete?" gridò. "Perché mi toccate?" "Credevo che la signora stesse male e volevo soccorrerla" rispose la cameriera spaventata dall'espressione terribile che aveva assunto il viso della padrona. "Io, star male? Mi prendete per una femminuccia? Quando mi si insulta io non mi sento male, mi vendico, capite?" E con la mano impose a Ketty di uscire.
Capitolo 36 SOGNO DI VENDETTA
La sera Milady ordinò di far entrare d'Artagnan non appena arrivasse, ma egli non venne. Il giorno seguente Ketty si recò di nuovo a trovare il giovanotto e gli raccontò tutto quanto era successo il giorno prima; e d'Artagnan sorrise di questa gelosa collera di Milady; era la sua vendetta. Alla sera Milady si mostrò ancora più impaziente della sera innanzi e rinnovò l'ordine relativo al Guascone; ma ancora una volta attese inutilmente. Il giorno dopo, Ketty si presentò a d'Artagnan non più gaia e leggera come i due giorni precedenti, ma triste da morirne. D'Artagnan domandò alla ragazza che cosa avesse; ma essa per tutta risposta trasse una lettera dalla tasca e gliela porse. La scrittura era di Milady, però questa volta la lettera non era indirizzata a di Wardes, ma proprio a d'Artagnan. Questi aprì e lesse ciò che segue: "Caro signor d'Artagnan, è male trascurare gli amici come fate, specialmente quando si sta per abbandonarli per molto tempo. Mio cognato ed io vi abbiamo atteso inutilmente ieri e ieri l'altro. Sarà lo stesso stasera? La vostra riconoscentissima Lady Clarick". "E' naturale" disse d'Artagnan "e io aspettavo questa lettera. Il mio credito è in rialzo per quanto ribassa