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finalmente. D'Artagnan, come era solito fare, si presentò verso le nove in casa di Milady e la trovò di un umore delizioso; ella non lo aveva mai ricevuto con più effusione. Il Guascone capì di primo acchito che il suo biglietto era stato consegnato e che questo biglietto faceva il suo effetto. Ketty entrò e portò dei gelati; la sua padrona le fece un viso grazioso e l'accolse col più radioso dei suoi sorrisi; ma, ahimè, la povera figliuola era tanto triste che non si accorse neppure della benevolenza di Milady. D'Artagnan guardava una dopo l'altra a queste due donne ed era costretto a confessare a se stesso che la natura aveva sbagliato nel foggiarle; aveva dato alla gran dama un'anima venale e alla cameriera aveva assegnato il cuore di una duchessa. Alle dieci Milady incominciò a sembrare un po' inquieta, d'Artagnan ne capì la ragione: essa guardava la pendola, Si alzava, si risedeva e sorrideva a d'Artagnan con un'aria che voleva dire: "Voi siete gentilissimo, ma lo sareste ancora di più se ve ne andaste". D'Artagnan si alzò e prese il cappello; Milady gli dette la mano da baciare; il giovane sentì che essa stringeva la sua e non era per un sentimento di civetteria, ma perché gli era riconoscente che si fosse deciso ad andarsene. "Lo ama tremendamente" mormorò. Poi uscì. Questa volta Ketty non era ad attenderlo né in anticamera, né nel corridoio né sotto il portone. D'Artagnan dovette trovare da sé la scala e la cameretta. Ketty era seduta con la testa tra le mani e piangeva. Sentì entrare d'Artagnan ma non rialzò il capo; il giovanotto le si accostò e le prese le mani; allora essa scoppiò in singhiozzi. Come d'Artagnan aveva immaginato, Milady, allorché aveva ricevuto il suo biglietto, presa da una gioia improvvisa, aveva detto tutto alla sua cameriera poi, come ricompensa del modo con cui questa volta aveva eseguito la sua commissione, le aveva regalato una borsa di denaro. Ketty, ritornata in camera sua, aveva gettato la borsa in un