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scudi, il vostro cozzone è un ladro." "Si può cercare di pagare le cose il meno possibile, mi pare" disse la procuratrice cercando di scusarsi. "Certo, signora, ma coloro che cercano il buonmercato, devono permettere agli altri di cercarsi degli amici più generosi." E Porthos girò sui tacchi e fece un passo per andarsene. "Signor Porthos! Signor Porthos!" esclamò la procuratrice. "Ho torto, lo riconosco; non avrei dovuto mercanteggiare quando si trattava di equipaggiare un gran signore come voi!" Porthos, senza rispondere, fece un secondo passo per ritirarsi. La procuratrice credette di vederlo in una nube scintillante, tutto circondato di duchesse e di marchese, che gli gettavano ai piedi sacchi d'oro. "Fermatevi, in nome di Dio!" gridò "signor Porthos, fermatevi e parliamo." "Mi porta disgrazia parlare con voi!" disse Porthos. "Ma ditemi, che cosa volete?" "Niente, tanto è lo stesso che se vi domandassi qualche cosa." La procuratrice si attaccò al braccio di Porthos e, nello slancio del suo dolore, esclamò: "Signor Porthos, io non m'intendo di certe cose; che volete che sappia io di cavalli? che so io di finimenti?" "Bisognava lasciar fare a me, che me ne intendo; ma voi avete voluto risparmiare e, di conseguenza, prestare a usura." "E' un torto, signor Porthos, ma io lo riparerò, sulla mia parola d'onore." "E come?" "Ascoltate! Questa sera, il signor Coquenard andrà dal duca di Chaunels che l'ha mandato a chiamare. Si tratta di un consulto che durerà almeno due ore. Venite, saremo soli, e faremo i nostri conti." "Alla buon'ora! Questo si chiama parlare, mia cara." "Mi perdonate?" "Vedremo" disse Porthos dignitosamente. E i due amanti si separarono dicendo a una voce: 'A questa sera'. "Diavolo" penso Porthos "se non mi sbaglio, sto finalmente avvicinandomi alla cassaforte di mastro Coquenard."
Capitolo 35 DI NOTTE TUTTI I GATTI SONO BIGI
La sera attesa con tanta impazienza da Porthos e da d'Artagnan arrivò