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ora ditemi, chi siete?" domandò l'inglese. "Sono il   signor d'Artagnan, gentiluomo guascone, in servizio nelle guardie,   compagnia del signor Des Essarts. E voi?" "Sono lord Winter,   barone di Sheffield." "Ebbene, sono vostro servitore, signor barone"   disse d'Artagnan "benché abbiate dei nomi difficili da ricordare." E,   spronato il cavallo, lo mise al galoppo e riprese il cammino di Parigi.   Come usava in simili occasioni, d'Artagnan andò dritto da Athos. Lo   trovò coricato su un grande divano, dove aspettava, come aveva   detto, che il suo equipaggiamento venisse a trovarlo e gli raccontò   tutto quanto era successo, tacendo però il particolare della lettera   del signor di Wardes. Athos fu felice di sapere che si sarebbe   dovuto battere con un Inglese, come abbiamo già detto era il suo   sogno. Mandò immediatamente a chiamare Porthos e Aramis per   mezzo dei lacché, ed essi furono messi al corrente della situazione.   Porthos sfoderò la spada e si mise a schermeggiare contro il muro, indietreggiando di tempo in tempo e contorcendosi come un   ballerino. Aramis, che lavorava sempre al suo poema, si chiuse nel   salottino di Athos e raccomandò che non lo disturbassero fino al   momento di tirar fuori la spada. Athos fece segno a Grimaud di   portare una bottiglia. D'Artagnan invece escogitò un piccolo piano   che vedremo più tardi in esecuzione, e che gli prometteva una   graziosa avventura, come si poteva arguire dal sorriso che di tanto   in tanto, passava sul suo viso e illuminava le sue fantasticherie.

   Capitolo 31 INGLESI E FRANCESI

   Giunta l'ora, i quattro amici, insieme con i loro lacché, si recarono dietro al Lussemburgo, in un recinto abbandonato alle capre. Athos   dette una moneta al pastore perché si facesse da parte, e i lacché   furono incaricati di far la guardia. Di lì a poco, un gruppo silenzioso   di uomini si avvicinò, entrò nel recinto e si unì ai moschettieri; poi,

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