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queste parole e insistette. "Voi non potete non aver notato, mio caro amico, che ognuno ha una sua speciale ubbriachezza, triste o gaia a seconda dei casi; io ho l'ubbriachezza triste, e quando sono ubbriaco la mia mania è di raccontare tutte le storie lugubri di cui mi ha riempito il cervello quella stupida della mia nutrice. E' il mio difetto, un difetto capitale, ne convengo, ma all'infuori di questo, sono un discreto bevitore." Athos diceva tutto ciò in un modo così naturale, che d'Artagnan fu scosso nelle sue convinzioni. "Ah! è così, infatti" riprese il giovanotto cercando di afferrare la verità "è proprio questo ciò di cui mi ricordo come d'altronde ci si ricorda di un sogno; che abbiamo parlato di impiccati." "Ah! vedete!" esclamò Athos diventando pallido ma facendosi forza per sorridere. "Ne ero sicuro; gli impiccati sono il mio incubo." "Sì, sì" riprese d'Artagnan "ecco che mi torna la memoria; si trattava… aspettate… si trattava di una donna…" "Vedete" riprese Athos divenuto quasi livido "è la mia grande storia della donna bionda e quando racconto questa sono proprio ubbriaco marcio." "Sì, è proprio così" disse d'Artagnan "la storia della donna bionda, grande, bella dagli occhi azzurri." "Già, e impiccata." "Da suo marito che era un signore di vostra conoscenza" continuò d'Artagnan guardando fissamente Athos. "Ebbene, vedete come si può compromettere un uomo quando non si sa più ciò che si dice. Tutto sommato, non voglio più ubbriacarmi, d'Artagnan, è un'abitudine pessima." D'Artagnan non fece motto. Poi Athos, improvvisamente cambiò conversazione. "A proposito" disse "vi ringrazio del cavallo che mi avete portato." "E' di vostro gusto?" domandò d'Artagnan. "Sì, ma non mi pare un cavallo di grande resistenza." "Vi sbagliate; ho fatto con lui per lo meno dieci leghe in un'ora e mezzo e allorché smontai era fresco come se avesse fatto solamente il giro della piazza di San Sulpizio." "Ah! ma voi me lo farete rimpiangere."