Questo capitolo in: Inglese
Francese
Spagnolo
Portoghese
Romeno
Avanti
forte per restare a cavallo. Ieri cercai di disciplinarmi con quell'arnese che vedete appeso al muro, e il dolore mi impedì di continuare questo pio esercizio." "Mio caro, non si è mai sentito dire che si guarisca da una fucilata curandola con lo staffile; ma voi eravate malato e le malattie indeboliscono il cervello, questa è la vostra scusa." "E quando partite?" "Domani, sul fare del giorno; riposate bene stanotte e domattina, se lo potrete partiremo assieme." "A domani dunque" disse Aramis "perché sebbene voi siate di ferro, dovete aver bisogno di riposo." Il giorno dopo, allorché d'Artagnan entrò da Aramis, lo trovò alla finestra. "Che cosa guardate?" gli domandò d'Artagnan. "In fede mia, ammiro quei tre magnifici cavalli che i garzoni di stalla tengono per la briglia; sarebbe un piacere da principi viaggiare con simili bestie." "Ebbene, mio caro Aramis, è un piacere di cui potrete godere, perché uno di quei cavalli è vostro." "Quale?" "Quello che vorrete: io non ho preferenze." "E la ricca gualdrappa che lo copre è anch'essa mia?" "Certamente." "Voi scherzate, d'Artagnan." "Io non scherzo più da quando voi vi siete rimesso a parlare in francese." "Sono per me quelle fondine dorate, quella gualdrappa di velluto, quella sella con le borchie d'argento?" "Vostre come il cavallo che scalpita è mio, e come l'altro che caracolla è di Athos." "Diamine! Sono tre animali magnifici." "Ho piacere che vi piacciano." "E' dunque stato il Re a farvi un simile regalo?" "Non il Cardinale certamente; ma non occupatevi della loro provenienza, pensate soltanto che uno dei tre è vostra proprietà." "Prendo quello tenuto per la briglia da quel servo rosso." "Benone." "Viva Dio!" esclamò Aramis "ecco quel che ci voleva per farmi passare quel poco dolore che ancora mi resta; lo cavalcherei con trenta palle in corpo. Ah! sull'anima mia, che belle staffe! Olà! Bazin, subito da me." Bazin apparve sulla soglia della porta con aria cupa e triste. "Lucidate