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infilò due pistole alla cintura, poi entrambi inforcarono un cavallo per ciascuno e s'allontanarono silenziosamente. Era notte fonda e nessuno li vide uscire. Planchet si mise dietro il suo padrone e stette a dieci passi di distanza. D'Artagnan attraversò la strada, uscì dalla porta della Conferenza e seguì la strada, più bella allora, che conduce a Saint-Cloud. Finché furono in città Planchet mantenne rispettosamente la distanza che si era imposta, ma allorché la strada cominciò a diventare più deserta e più oscura, si avvicinò piano piano: cosicché quando entrarono nel Bosco di Boulogne, si trovò naturalmente al fianco del padrone. Non dobbiamo nascondere che l'oscillazione dei grandi alberi e il riflesso della luna nei macchioni cupi causavano in lui una certa inquietudine. D'Artagnan si accorse che al suo servo succedeva qualcosa di straordinario. "Ebbene, signor Planchet" gli chiese "che cosa abbiamo?" "Non vi pare, signore, che i boschi siano come le chiese?" "E perché?" "Perché non ci si arrischia a parlar forte né negli uni né nelle altre." "Perché non ti arrischi a parlar forte, Planchet? E' forse perché hai paura?" "Paura d'essere udito, sì, signore." "Paura d'essere udito? Eppure la nostra conversazione è morale, caro Planchet, e nessuno potrebbe trovarci a ridire." "Ah! Signore!" riprese Planchet tornando alla sua idea fissa "quel Bonacieux ha qualcosa di sornione nelle sopracciglia e di spiacevole nell'atteggiamento delle labbra." "Come diavolo ti viene in mente Bonacieux?" "Signore, si pensa a ciò che si può e non a ciò che si vuole." "Perché, Planchet, sei pauroso." "Signore, non confondiamo la prudenza con la paura; la prudenza è una virtù." "E tu sei virtuoso, è vero, Planchet?" "Signore, non è forse la canna di un moschetto che brilla laggiù? Se abbassassimo la testa?" "Parola d'onore" mormorò d'Artagnan al quale vennero in mente le raccomandazioni del signor di Tréville "parola d'onore che questo animale finirà col farmi