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gl'innamorati. Trovò la porta di casa socchiusa, salì le scale e picchiò leggermente all'uscio in un modo speciale stabilito tra lui e il suo domestico. Planchet che aveva rimandato a casa dal Palazzo di Città due ore prima raccomandandogli di aspettarlo, venne ad aprirgli. "Qualcuno ha portato una lettera per me?" chiese immediatamente d'Artagnan. "Nessuno ha portato lettere, signore" rispose Planchet "ce n'è qui una però che è arrivata da sé." "Che cosa vuoi dire, imbecille?" "Voglio dire che quando sono rientrato, sebbene avessi la chiave dell'appartamento in tasca, e questa chiave non mi avesse mai lasciato, ho trovato una lettera sulla tavola, nella vostra camera da letto." "E dov'è questa lettera?" "L'ho lasciata dov'era, signore. Non è naturale che le lettere entrino così in casa. Se almeno la finestra fosse stata aperta o anche soltanto socchiusa, forse mi capaciterei; ma invece tutto era ermeticamente chiuso. Signore, state attento, è più che sicuro che c'è sotto qualche magia." Durante questo discorso, il giovanotto era corso in camera e aveva aperto la lettera. Era della signora Bonacieux e diceva: "Dobbiamo farvi e trasmettervi i più vivi ringraziamenti. Trovatevi questa sera, verso le dieci a Saint-Cloud, in faccia al padiglione che è all'angolo della casa del signor d'Estrées. C.B." Leggendo queste parole d'Artagnan sentiva il cuore balzargli in petto per effetto di quel dolce spasimo che tortura e accarezza il cuore degli innamorati. Era il primo biglietto che riceveva, il primo appuntamento che gli veniva accordato. Il suo cuore, gonfio di ebbrezza e di gioia, si sentiva sul punto di venire meno sulla soglia di quel paradiso terrestre che vien chiamato amore. "Ebbene, signore" disse Planchet che aveva visto il suo padrone arrossire e impallidire successivamente "ebbene, avevo indovinato, si tratta di qualche brutta faccenda?" "T'inganni, Planchet" rispose d'Artagnan "e la prova è che ti regalo uno scudo perché tu beva alla mia salute."