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per quel naturale sentimento di dominio che risuona in tutte le parole regali. Egli la sentiva allontanarsi, poi avvicinarsi alla porta aperta e due o tre volte vide persino la sua ombra intercettare la luce. Infine, a un tratto, una mano e un braccio magnifici per forma e bianchezza passarono attraverso la tenda; d'Artagnan capì ch'era la sua ricompensa: si gettò in ginocchio, afferrò quella mano e appoggiò su di essa rispettosamente le labbra; poi la mano si ritirò e lasciò nella sua un oggetto che identificò immediatamente per un anello; subito la porta si richiuse e d'Artagnan si ritrovò nella più completa oscurità. D'Artagnan mise l'anello al dito e attese ancora; era evidente che tutto non era ancora finito. Dopo la ricompensa alla sua generosa fedeltà, doveva venire la ricompensa al suo amore. D'altra parte, se il ballo reale era finito, la serata cominciava appena: la cena era per le tre, e l'orologio di San Giovanni aveva suonato da qualche minuto le due e tre quarti. Infatti il rumore delle voci che veniva dalla camera vicina, a poco a poco si spense, poi la porta del salottino in cui si trovava d'Artagnan si riaprì e la signora Bonacieux entrò vivamente. "Finalmente voi!" esclamò d'Artagnan. "Silenzio!" impose la giovane mettendo una mano sulla bocca del giovanotto "silenzio! e andatevene per dove siete venuto." "Ma dove e quando vi rivedrò?" esclamò d'Artagnan. "Un biglietto che troverete rincasando ve lo dirà. Andatevene ora, andatevene!" E così dicendo aprì la porta del corridoio e spinse d'Artagnan fuori dal salottino. D'Artagnan obbedì come un ragazzo, senza fare né resistenza né obbiezioni, ciò che dimostra quanto fosse innamorato.
Capitolo 23 IL CONVEGNO
D'Artagnan tornò a casa di corsa e sebbene fossero più delle tre del mattino ed egli dovesse attraversare i quartieri più malfamati di Parigi, non fece cattivi incontri. Si sa che c'è un Dio per gli ubbriachi e per