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e Dio vi assista." "Così sia" disse d'Artagnan partendo di galoppo. Quattro ore dopo era a Neufchatel. Seguì esattamente le istruzioni ricevute; a Neufchatel, come a Saint-Valery, trovò un cavallo sellato che lo attendeva; voleva trasportare le pistole dalla sella da cui scendeva a quella su cui stava per salire, ma nelle fondine c'erano già due bellissime pistole. "Qual è il vostro indirizzo a Parigi?" "Palazzo delle Guardie, compagnia Des Essarts." "Bene" rispose l'oste. "Che strada debbo prendere?" chiese a sua volta d'Artagnan. "Quella di Rouen; ma lascerete la città alla vostra sinistra. Al villaggio di Ecouis fermatevi e scendete all'unico albergo che vedrete: Lo Scudo di Francia. Non lo giudicate dall'apparenza; esso avrà nella sua scuderia un cavallo che varrà quanto questo." "La stessa parola d'ordine?" "La stessa." "Addio, padrone." "Buon viaggio, signore. Vi occorre nulla?" D'Artagnan accennò di no col capo e ripartì di carriera. A Ecouis si ripeté la stessa scena: trovò un oste altrettanto cortese e un cavallo fresco e riposato: lasciò il suo indirizzo come aveva già fatto, e ripartì alla stessa andatura per Pontoise. A Pontoise cambiò per l'ultima volta di cavallo e alle nove entrava di gran galoppo nel cortile del palazzo del signor di Tréville. Aveva percorso circa sessanta leghe in dodici ore. Il signor di Tréville lo ricevette come se lo avesse visto quella mattina; soltanto, stringendogli la mano un po' più vivacemente del solito, gli disse che la compagnia del signor Des Essarts era di guardia al Louvre e che egli poteva andare a raggiungerla.
Capitolo 22 IL BALLO DELLA "CACCIA AL MERLO"
Il giorno dopo in tutta Parigi non si parlava che del ballo che gli scabini della città offrivano al Re e alla Regina, nel quale le Loro Maestà dovevano ballare il famoso ballo della "Caccia al Merlo", che era quello preferito dal Re. Da otto giorni, infatti, si preparava ogni cosa