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che ha fatto quel bel taglio colpendomi nel petto." "Ma siete ferito?" domandò Buckingham aprendo la lettera. "Non è nulla" disse d'Artagnan "una semplice graffiatura." "Dio mio! che cosa leggo!" esclamò il duca "Patrizio resta qui, o meglio, raggiungi il Re dovunque si trovi e di' a Sua Maestà che lo supplico umilmente di scusarmi, ma che un affare della massima importanza mi costringe a tornare a Londra. Venite, signore seguitemi." Ed entrambi al galoppo ripresero la via della capitale.
Capitolo 21 LA CONTESSA DI WINTER
Per tutta la strada il duca si fece mettere al corrente da d'Artagnan, non di tutto quanto era successo, ma di ciò che d'Artagnan sapeva. Collegando ciò che gli disse il giovane con i suoi ricordi personali, poté dunque farsi un'idea abbastanza esatta della gravità di una situazione della quale, d'altronde, la lettera della Regina, per quanto breve, gli dava la giusta misura. Ma ciò che lo meravigliava più di tutto, era che il Cardinale, interessato com'era a che il giovanotto non mettesse piedi in Inghilterra, non fosse riuscito ad arrestarlo lungo la strada. Allora, e mosso soltanto dalle manifestazioni di questa meraviglia, d'Artagnan gli raccontò le precauzioni prese e come, grazie all'abnegazione dei suoi tre amici che aveva disseminato feriti e sanguinanti lungo la via, egli fosse arrivato a cavarsela senz'altri danni che il colpo di spada da cui la lettera della Regina era stata attraversata e ch'egli aveva restituito con gli interessi, e che interessi!, al signor di Wardes. Ascoltando questo racconto fatto con la massima semplicità, il duca guardava di tanto in tanto con aria stupefatta il giovanotto quasi che non riuscisse a capire come tanta prudenza, tanto coraggio e tanta abnegazione andassero d'accordo con un viso che non dimostrava ancora vent'anni. I cavalli parevano trasportati dal vento e in pochi minuti furono alle porte di Londra. D'Artagnan aveva