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ovunque imboscate. Ai primi raggi del giorno le loro lingue si sciolsero; col sole, tornò la gaiezza; era come alla vigilia di un combattimento, il cuore batteva, gli occhi ridevano; tutti sentivano che la vita, che forse stavano per lasciare, era in fin dei conti una buona cosa. L'aspetto della carovana era, del resto, imponente: i cavalli neri dei moschettieri, le loro forme marziali, l'abitudine dello squadrone che fa marciare regolarmente questi nobili compagni del soldato, avrebbero tradito anche il più stretto incognito. I servi li seguivano, armati fino ai denti. Tutto andò bene fino a Chantilly, dove arrivarono alle otto del mattino. Bisognava far colazione. Discesero a un albergo raccomandato da un'insegna che rappresentava San Martino nell'atto di regalare la metà del suo mantello a un povero. Fu ordinato ai lacché di non togliere la sella ai cavalli e di star pronti per ripartire immediatamente. Entrarono nella sala comune e si misero a tavola. Un gentiluomo, che era arrivato allora per la strada di Dammartin, era seduto alla stessa tavola e faceva colazione. Egli attaccò conversazione parlando della pioggia e del bel tempo; i viaggiatori risposero; egli bevve alla loro salute; i viaggiatori contraccambiarono la cortesia. Ma nel momento in cui Mousqueton venne ad annunciare che i cavalli erano pronti e i nostri amici si disponevano a lasciare la tavola, lo sconosciuto propose a Porthos di bere alla salute del Cardinale. Porthos rispose che non domandava di meglio se, a sua volta, lo sconosciuto avesse avuto la cortesia di bere alla salute del Re. Lo sconosciuto giurò di non conoscere altro re che il Cardinale. Porthos lo chiamò ubriacone e l'altro estrasse la spada. "Avete fatto una sciocchezza" disse Athos "ma non importa, ora non potete più indietreggiare, uccidete quest'uomo e raggiungeteci più presto che vi sarà possibile." E tutti e tre risalirono a cavallo e partirono a briglia sciolta, mentre Porthos prometteva al suo