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caro, era semplicemente per l'originalità del suo colore. D'Artagnan entrò quindi in Parigi a piedi portando il suo piccolo fagotto sotto il braccio e camminò finché non trovò una camera da prendere in affitto, adatta alla scarsezza dei suoi mezzi. Questa camera era una specie di soffitta situata in via Fossoyeurs, vicino al Lussemburgo. Appena pagata la caparra, d'Artagnan prese possesso del suo alloggio e passò il resto della giornata a cucire al suo giubbetto e alle sue brache certi galloni che sua madre aveva staccato da una giubba quasi nuova del signor d'Artagnan padre, e che gli aveva consegnato in segreto; poi andò sul lungofiume della Fenaille a far rimettere la lama alla spada e, infine, tornò al Louvre per chiedere al primo moschettiere che incontrò dove fosse il palazzo del signor di Tréville, e seppe che si trovava in via del Vieux-Colombier, vale a dire proprio vicino alla camera ch'egli aveva presa in affitto; circostanza che gli parve di buon augurio per il successo del suo viaggio. Dopo di che, contento di come si era comportato a Meung, senza rimorsi per il passato, fiducioso nel presente e pieno di speranze per l'avvenire, si coricò e si addormentò del sonno del giusto. Questo sonno, ancor tutto provinciale, lo condusse sino alle nove del mattino, ora in cui si alzò per andare da quel famoso signor di Tréville che era il terzo personaggio del regno, stando alla valutazione paterna.
Capitolo 2 L'ANTICAMERA DEL SIGNOR DI TREVILLE
Il signor di Troisville, come si chiamava ancora la sua famiglia in Guascogna, o il signor di Tréville, come aveva finito per chiamarsi egli stesso a Parigi, aveva realmente cominciato come d'Artagnan, vale a dire senza il becco d'un quattrino, ma con quel fondo di audacia, di spirito e di buon senso il quale fa sì che il più povero gentiluomo guascone riceva spesso, sotto forma di speranze nell'eredità paterna, più di quanto non riceva in realtà il più ricco signore del Périgord o del Berry. Il suo