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con occhi terrorizzati, non disse motto. "Mi avete inteso?" ripeté il Re che godeva di quell'imbarazzo pur non intendendone le cause. "Sì, Sire, vi ho inteso" balbettò la Regina. "Voi parteciperete a questo ballo?" "Sì." "Con i vostri fermagli?" "Sì." Il pallore della Regina aumentò ancora, il che non pareva possibile; il Re se ne accorse e ne gioì con quella fredda crudeltà ch'era uno dei lati negativi del suo carattere. "Allora è deciso" disse il Re "ed ecco tutto ciò che avevo da dirvi." "Ma… in che giorno ci sarà questo ballo?" chiese Anna d'Austria. Luigi Tredicesimo sentì istintivamente che non doveva rispondere a questa domanda, poiché la Regina l'aveva fatta con voce quasi spenta. "Prestissimo, signora" disse "non ricordo più precisamente la data fissata, la chiederò al Cardinale." "E' dunque il Cardinale che vi ha annunciato questa festa?" esclamò la Regina. "Sì, signora" rispose il Re stupito "ma perché mi fate questa domanda?" "E' lui che vi ha detto d'invitarmi a mettere i fermagli di diamanti?" "Vale a dire, signora…" "E' stato lui, Sire, è stato lui!" "Ebbene! Che importa che sia stato lui o io? E' forse un delitto questo invito?" "No, Sire." "Allora verrete alla festa?" "Sì, Sire." "Va bene" disse il Re ritirandosi "va bene; ci conto." La Regina fece una riverenza, più per debolezza fisica che per etichetta perché le ginocchia le si piegavano sotto. "Sono perduta" mormorò la Regina "perduta perché il Cardinale sa tutto ed è lui che consiglia il Re che ancora non sa, ma che saprà ben presto. Io sono perduta! Dio mio, Dio mio, aiutatemi!" S'inginocchiò su un cuscino e pregò con la testa sprofondata tra le braccia palpitanti. La posizione era veramente terribile. Buckingham era tornato a Londra, la signora di Chevreuse era a Tours. Più che mai sorvegliata, la Regina sentiva oscuramente che una delle sue donne la tradiva pur non sapendo su chi fermare i suoi sospetti. La Porte non poteva abbandonare il Louvre; ella