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Bonacieux, di non aver mai parlato né all'uno né all'altra, che alle dieci di sera era andato a far visita a d'Artagnan, suo amico, ma che fino a quell'ora era stato dal signor di Tréville dove aveva pranzato, e di ciò potevano far fede più di venti testimoni, fra i quali nominò molti distintissimi gentiluomini, primo fra tutti il duca di La Trémouille. Il secondo commissario fu stupito quanto il primo dalle dichiarazioni semplici e ferme di quel moschettiere sul quale avrebbe pur voluto prendersi una di quelle rivincite che gli uomini di toga amano tanto riportare sugli uomini d'arme; ma il nome del signor di Tréville e quello del duca di La Trémouille erano tali da indurlo a pensarci su. Athos fu quindi inviato al Cardinale, ma disgraziatamente questi era al Louvre dal Re. Era precisamente il momento in cui il signor di Tréville, dopo essere stato dal luogotenente criminale e dal governatore del Fort- l'Eveque senza aver potuto trovare Athos, giungeva da Sua Maestà. Come capitano dei moschettieri, il signor di Tréville poteva entrare dal Re a tutte le ore. Sappiamo già quali fossero le prevenzioni del Re contro la Regina, prevenzioni abilmente mantenute dal Cardinale, che in fatto di intrighi, diffidava infinitamente più delle donne che degli uomini. Uno dei principali motivi di questa prevenzione era l'amicizia di Anna d'Austria per la signora di Chevreuse. Queste due donne gli davano più preoccupazioni che non le guerre con la Spagna, i litigi con l'Inghilterra e gli imbarazzi delle finanze. Secondo lui, la signora di Chevreuse aiutava la Regina non solo nei suoi intrighi politici, ma, cosa che lo tormentava ancor più, anche nei suoi intrighi amorosi. Alle prime parole con cui il Cardinale gli annunciò che la signora di Chevreuse, esiliata a Tours dove tutti ritenevano si trovasse, era venuta a Parigi e vi era rimasta per cinque giorni, senza che la polizia avesse potuto scovarla, il Re si era abbandonato a un impeto di collera furiosa.