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dinanzi a lui, in stivali e speroni. "Vitray" diss'egli "partirete a gran carriera per Londra, non vi arresterete neppure un istante per la strada e consegnerete questa lettera a Milady. Eccovi un buono di duecento pistole, passate a riscuoterlo dal mio tesoriere. Ne avrete altrettante se tornerete allo spirare dei sei giorni e se avrete fatta bene la mia commissione." Il messaggero s'inchinò senza parlare, prese la lettera, il buono e uscì. Ecco che cosa conteneva la lettera: "Milady, trovatevi al primo ballo al quale andrà il duca di Buckingham. Egli avrà sul suo giustacuore dodici fermagli di diamanti; avvicinatevi a lui, e tagliatene due. Appena saranno in vostro possesso, avvertitemene."
Capitolo 15 UOMINI DI TOGA E UOMINI D'ARME
Il giorno seguente a quello in cui avvennero gli avvenimenti narrati, poiché Athos non era riapparso, il signor di Tréville fu avvertito della sua scomparsa da d'Artagnan e da Porthos. Quanto ad Aramis, egli aveva chiesto una licenza di cinque giorni e si diceva che fosse a Rouen per affari di famiglia. Il signor di Tréville era il padre dei suoi soldati. L'infimo e il più sconosciuto fra essi, dal momento in cui indossava l'uniforme della compagnia, poteva essere altrettanto sicuro del suo aiuto e del suo appoggio che se fosse stato suo fratello. Egli si recò dunque all'istante dal luogotenente criminale. Fu chiamato l'ufficiale che comandava il posto della Croix-Rouge e le indagini successive accertarono che Athos era per il momento alloggiato al Fort-l'Eveque. Athos aveva sopportate tutte le prove che abbiamo visto subire da Bonacieux. Noi abbiamo già assistito alla scena del confronto dei due prigionieri. Athos che, fino a quel momento, non aveva parlato per tema che d'Artagnan, arrestato a sua volta, non potesse disporre del tempo di cui aveva bisogno, si era deciso a dichiarare che egli si chiamava Athos non d'Artagnan. Aggiunse di non conoscere né il signor né la signora