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imbottita, il muro tappezzato di un bel cuoio di Cordova e grandi cortine di damasco rosso fermate da cordoni ondeggiavano dinanzi alle finestre, capì a poco a poco che il suo spavento era esagerato e cominciò a muovere il capo a destra e a sinistra e dall'alto in basso. Questi movimenti, ai quali nessuno si oppose, gli ridiedero un po' di coraggio, ed egli ritrasse prima una gamba, poi l'altra; infine, aiutandosi con le mani, si sollevò sulla panca e si ritrovò in piedi. In quel mentre un ufficiale di bella presenza sollevò una portiera, continuò a scambiare qualche parola con una persona ch'era nella camera vicina e si rivolse al prigioniero dicendo: "Siete voi che vi chiamate Bonacieux?" "Sì, signor ufficiale, per servirvi" mormorò il merciaio più morto che vivo. "Entrate." E si fece da parte per lasciarlo passare nella camera dove sembrava essere atteso. Era un grande gabinetto dalle pareti adorne di armi offensive e difensive, chiuso e cupo, dove il fuoco era già acceso sebbene non si fosse che a fine settembre. Al centro del gabinetto una tavola quadrata, coperta di libri e di carte, su cui era distesa una grandissima pianta della città di La Rochelle. In piedi, davanti al camino stava un uomo di media statura, dall'espressione altera, dagli occhi penetranti, dalla fronte larga, dal viso magro che un pizzo sormontato da due baffi ben arricciati rendeva più lungo. Sebbene quest'uomo non avesse che trentasei o trentasette anni appena, capelli, pizzo e baffi stavano diventando grigi. Quest'uomo, sebbene non avesse spada, aveva l'aspetto di un militare, e i suoi stivali di bufalo ancora coperti di polvere indicavano che era stato a cavallo nel corso della giornata. Quest'uomo era Armando Giovanni du Plessis, cardinale di Richelieu, non quale ci viene presentato abitualmente, curvo come un vecchio, sofferente come un martire, col corpo spezzato, la voce spenta, sepolto in una enorme poltrona, come in una tomba anticipata, vivo solo per la forza del suo