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c'era un personaggio del quale, nonostante la sua situazione precaria, tutti si preoccupavano assai poco e questo personaggio era il signor Bonacieux, martire degli intrighi politici e amorosi che si incatenavano gli uni agli altri in quell'epoca insieme cavalleresca e galante. Per fortuna - se ne ricordi o no il lettore - per fortuna noi abbiamo promesso di non perderlo di vista. Gli staffieri che lo avevano arrestato lo condussero direttamente alla Bastiglia dove, tremante di paura, lo fecero passare davanti a un plotone di soldati che stava caricando i moschetti. Poi lo introdussero in una galleria semisotterranea dove fu oggetto delle più grossolane ingiurie e dei più feroci maltrattamenti. Vedendo che non avevano a che fare con un gentiluomo gli sbirri lo trattarono come un vero pezzente. Dopo circa mezz'ora, un cancelliere venne a metter fine alle sue torture ma non alle sue inquietudini, poiché ordinò che il signor Bonacieux fosse condotto nella camera degli interrogatori. Di solito i prigionieri venivano interrogati nelle loro celle, ma al signor Bonacieux non usarono neppure questa cortesia. Due guardie s'impadronirono del merciaio, gli fecero attraversare un cortile, lo fecero entrare in un corridoio in cui erano tre sentinelle, aprirono una porta e lo spinsero in una camera bassa, dove, per tutta mobilia, non c'erano che un tavolo, una sedia, e un commissario che occupava la seggiola e scriveva sul tavolo. Le due guardie condussero il prigioniero davanti al tavolo, e a un cenno del commissario s'allontanarono tanto da non poter udire quanto si sarebbe detto. Il commissario, che fino a quel momento aveva tenuto il capo abbassato sulle carte, lo rialzò per vedere con chi aveva a che fare. Era un uomo dall'aspetto severo, con un naso appuntito, zigomi giallognoli e sporgenti, occhi piccoli ma vivaci e penetranti; la sua fisionomia ricordava insieme la faina e la volpe. La testa, eretta sopra un collo lungo e mobile, emergeva dall'ampia toga