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gli stava benissimo. A quell'epoca, egli aveva   trentacinque anni e passava giustamente per il più bel gentiluomo e   il più elegante cavaliere di Francia e d'Inghilterra. Favorito di due   re, ricco a milioni, onnipossente in un regno che poteva sconvolgere   e calmare a suo capriccio, Giorgio Villiers, duca di Buckingham   aveva intrapreso una di quelle esistenze favolose che suscitano nel   corso dei secoli lo stupore della posterità. Cosicché, sicuro di sé,   convinto della propria potenza, certo che le leggi da cui sono retti   gli altri uomini non potevano raggiungerlo, egli andava diritto allo   scopo che si era proposto, fosse pure quello scopo così alto e   abbagliante che per un altro sarebbe stato follia solamente   prenderlo in considerazione. In tal modo egli era riuscito ad   avvicinare più volte la bella e orgogliosa Anna d'Austria e a farsi   amare da lei, stordendola a forza di splendori. Giorgio di Villiers si   piantò dunque davanti a uno specchio, come abbiamo detto, ridiede alla sua bella chioma bionda l'ondulazione che il peso del cappello le aveva fatto perdere, arricciò i baffi e col cuore traboccante di gioia, felice e orgoglioso di essere sul punto di toccare la meta che aveva   così lungamente desiderato, rivolse a se stesso un sorriso di   fierezza e di speranza. In quel momento una porta, nascosta dalla   tappezzeria, si aprì e una donna apparve. Buckingham vide nello   specchio quell'apparizione e gettò un grido: era la Regina! Anna   d'Austria aveva allora ventisei o ventisette anni, vale a dire ch'era   al culmine della sua bellezza. Il suo incedere era quello d'una regina   o d'una dea, i suoi occhi, che avevano i riflessi dello smeraldo,   erano bellissimi e pieni insieme di dolcezza e di maestà. La sua   bocca era piccola e rossa e sebbene il labbro inferiore, come quello   di tutti i prìncipi della casa d'Austria, fosse un poco più sporgente   dell'altro, essa era estremamente graziosa nel sorriso, ma anche   profondamente sdegnosa nel disprezzo. La sua pelle era

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