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il pavimento era stato forato, si sdraiò ventre a terra e stette in ascolto. Si udirono delle grida, poi dei gemiti che qualcuno cercava di soffocare. Evidentemente, non si trattava di uno dei soliti interrogatori. "Diavolo!" si disse d'Artagnan "mi sembra una voce di donna: la frugano, resiste, le fanno violenza! Miserabili!" E d'Artagnan, nonostante la sua prudenza, doveva fare i più grandi sforzi per non intervenire nella scena che si svolgeva sotto di lui. "Vi dico che sono la padrona di casa, signori; vi dico che sono la signora Bonacieux e sono al servizio della Regina" esclamò la disgraziata donna. "La signora Bonacieux" mormorò d'Artagnan; "sarei forse così fortunato da aver trovato ciò che tutti stanno cercando?" "Aspettavamo proprio voi" ripresero gli inquisitori. La voce femminile divenne sempre più soffocata: un'agitazione tumultuosa si ripercosse nelle pareti. La vittima resisteva, come può resistere una donna a quattro uomini. "Scusate, signori, scu…" mormorò ancora la voce, poi non si intesero che suoni inarticolati. "La imbavagliano, la trascineranno via" esclamò d'Artagnan rizzandosi di scatto. "La mia spada, ah, eccola. Planchet!" "Signore?" "Corri a cercare Athos, Porthos e Aramis. L'uno dei tre sarà certamente in casa, forse saranno rincasati tutti e tre. Prendano le loro armi e vengano di corsa. Ah! ora me ne ricordo, Athos è dal signor di Tréville." "Ma che fate, signore, dove andate?" "Scendo dalla finestra" esclamò d'Artagnan "per arrivare più presto; tu rimetti a posto la piastrella, spazza il pavimento, esci dalla porta e corri dove ti ho detto." "Signore, signore, vi ucciderete!" gridò Planchet. "Sta' zitto, imbecille" disse d'Artagnan, e, attaccandosi con la mano allo sporto della finestra, si lasciò cadere dal primo piano, che fortunatamente non era molto alto, senza neppure farsi una graffiatura. Dopo di che andò subito a bussare alla porta mormorando: "A mia volta vado a farmi